Sembrava fossero arrivate aperture, segnali di distensione nella giornata di ieri. Invece l’ambiente si scalda immediatamente a poche ore dal summit del Mise tra Luigi Di Maio e i vertici della Whirlpool per decidere le sorti dello stabilimento di via Argine. «Io sono un po’ stanco di tutte queste multinazionali che vengono in Italia, firmano accordi con il governo e poi quando vogliono chiudono stabilimenti, se ne vanno», tuona il ministro dello Sviluppo e del Lavoro Di Maio.

Il tavolo, insomma, non si apre con i migliori auspici. Perché la Whirlpool vorrebbe andare via dallo stabilimento, non prima di aver trovato un nuovo investitore che ne prenda il posto. Così facendo – dicono i vertici dell’azienda statunitense – non si procederebbe alla chiusura immediata del sito, quindi si rimarrebbe nella cornice stabilita dagli accordi dello scorso ottobre.

Di diverso avviso il vicepremier Di Maio: «In Italia ci dobbiamo far rispettare. Se vieni qui e prendi i soldi dello Stato non è che poi te ne vai e chiudi gli stabilimenti tenendo un atteggiamento contrario ai patti».

Nella giornata di ieri, invece, al Consiglio Comunale monotematico sulla vertenza Whirlpool tenuto al Maschio Angioino, il sindaco de Magistris ha ottenuto l’approvazione all’unanimità un documento a sostegno dei lavoratori per il mantenimento del sito cittadino.