Alle 3:36 di notte del 24 agosto 2016, la terra ha tremato distruggendo gran parte del patrimonio edilizio di Amatrice, Accumuli, Castelluccio di Norcia, Paciano, Collegentilesco, Forcelle e causando 300 morti. Piccoli e grandi comuni del centro Italia che, all’improvviso, con quella scossa di terremoto di magnitudo 6.0 hanno perso la propria identità, la propria la storia e con le proprie abitazioni devastate, i cittadini hanno visto i sogni, i ricordi, i sacrifici di una vita sgretolarsi in un batter d’occhio. A quattro anni dalla tragedia della zona del Reatino si attendono ancora le ricostruzioni che pare siano ferme intorno al 6,5%. “Non è cambiato nulla, siamo rimasti come eravamo nei giorni del terremoto”, hanno affermato gli abitanti della zona ancora provati da quelle immagini di devastazione e dolore. Un anno dopo la terra trema ancora e colpisce Casamicciola d’Ischia. Era il 21 agosto del 2017, gli sfollati sono ancora 2300, circa 1100 gli immobili inagibili, di cui 175 edifici in zona rossa. Anche in questo caso gli abitanti denunciano le azioni troppo lente per riportare, mattone dopo mattone, il comune dell’isola verde nella condizione precedente. Intanto sono stati circa 14 i milioni spesi per una sistemazione alle famiglie ancora negli alberghi o in affitto. A tre anni da quel giorno, per non dimenticare, il vescovo di Ischia, monsignor Pietro Lagnese, celebrerà in serata una messa a Casamicciola per ricordare le due vittime: la prima una donna di 59 anni residente e madre di 6 figli, la seconda una turista marchigiana di 65 anni. Si chiamavano rispettivamente Lina Balestrieri e Marilena Romanini.