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camorra

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Sarebbero 2400 spalmati su tre turni di lavoro i parcheggiatori abusivi disseminati in tutta la città di Napoli: 700 di mattina, 700 di pomeriggio e 1.000 nelle ore serali e notturni e fine settimane. E’ quanto emerge da un dossier presentato stamattina in Prefettura dal consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, e dal consigliere comunale, Marco Gaudini. Un documento redatto sulla scorta delle segnalazioni raccolte in un anno attraverso la pagina Facebook «Io odio i parcheggiatori abusivi».

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Sono stati confiscati oggi dalla Direzione Investigativa Antimafia di Roma Beni beni per oltre 22 milioni di euro all’imprenditore formiano Vincenzo Zangrillo, ritenuto vicino al clan dei Casalesi. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale penale di Latina – Sezione Misure di Prevenzione – su proposta del direttore della Dia ed eseguito a Formia ed in altre località delle province di Latina e Frosinone, a Napoli e ad Isernia.

 

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Quattordici misure di custodia cautelare (13 in carcere, una ai domiciliari) emesse dal gip di Napoli su richiesta della Dda sono state eseguite stamane da agenti della squadra mobile della questura partenopea, dello Sco e del Gico della Guardia di finanza. Le accuse contestate a vario titolo ai destinatari vanno dall’associazione mafiosa al traffico di droga, dal tentato omicidio alle estorsioni: tra loro Salvatore Di Lauro, 30 anni, uno dei figli del boss Paolo. L’inchiesta riguarda i clan camorristici attivi nei quartieri di Secondigliano e Scampia,alla periferia di Napoli. Coinvolto anche un appuntato scelto della Gdf di Napoli, Claudio Auricchio, attualmente sospeso dal servizio, in relazione a un tentato omicidio avvenuto nell’ambito della faida che contrappose i clan di Scampia. L’ordinanza eseguita oggi fa seguito a una precedente misura cautelare nei confronti di 27 persone, per i medesimi reati, risalente al giugno scorso e poi annullata dal gip.

 

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Beatrice Zagaria, sorella di Michele, considerato il capo dell’omonima fazione del clan dei casalesi attualmente detenuto e le mogli dei tre fratelli sono state arrestate con l’ accusa di ricettazione aggravata come destinatarie di ingenti risorse che servivano a pagare gli “stipendi” degli affiliati al clan. Oltre a Beatrice, dunque, sono finite in manette Francesca Linetti, moglie di uno dei fratelli Zagaria, Pasquale, di recente trasferitasi dall’ Emilia Romagna dove e’ stata fermata dagli uomini della Direzione Distrettuale Antimafia e del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria; Tiziana Piccolo, moglie di Carmine Zagaria, attualmente l’ unico dei fratelli non ancora detenuto ma sottoposto al regime di sorveglianza speciale e Patrizia Martino, moglie di Antonio Zagaria.
 https://www.youtube.com/watch?v=nobsXRIK3A4&feature=youtu.be

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Colpi d’arma da fuoco sono stati sparati nel Rione Forcella a Napoli. Gli agenti della polizia hanno ritrovato tra Vico Zuroli e Via Vecchia Vicaria due bossoli ma al momento non risultano persone coinvolte. L’area di Forcella si trova nel cuore della città e, da ormai due anni, è protagonista di una faida tra il gruppo dei Giuliano, eredi dei boss che negli anni Novanta gestivano buona parte dei traffici illeciti di Napoli, e i Mazzarella, che dalla zona del Mercato hanno sempre avuto spinte verso il centro di Napoli, per conquistare i traffici di droga. A pochi passi dalla scuola e dalla biblioteca dedicati ad Annalisa Durante, una ragazzina di appena 14 anni che il 27 marzo 2004 morì colpita per sbaglio da un proiettile perché il vero obiettivo di quello scontro a fuoco era Salvatore Giuliano, detto ‘o russo… Proprio lì si è tornato a sparare. Sul posto sono accorse le volanti della Polizia per ricostruire l’accaduto, a seguito di una segnalazione di esplosioni d’arma da fuoco. A sparare sarebbero state due persone a bordo di un scooter. Non risultano feriti ma non ci sono altre certezze. Gli investigatori stanno tentando di ricostruire la dinamica.

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Una bomba artigianale e’ esplosa la scorsa notte davanti all’ ingresso della palestra “Step Up” di Sant’ Antimo. L’ esplosione ha danneggiato la porta di ingresso del locale ma non ha provocato, per fortuna, feriti. La titolare della palestra ha detto di non aver ricevuto richieste estorsive o minacce. Quella della scorsa notte è la terza esplosione che si registra dinanzi a esercizi commerciali della zona nel giro di pochi giorni. Il fatto sarebbe comunque riconducibile alla guerra tra i due clan camorristici che operano sul territorio, i Puca ed i Ranucci. In particolare la palestra attaccata sarebbe nelle disponibilita’ di Antimo Di Biase, affiliato ai Puca, gia’ arrestato nel marzo scorso perché, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, si sarebbe occupato di riciclare i proventi illeciti, procurare veicoli per nascondere e custodire armi di detenere e custodire le armi, e intestarsi fittiziamente dei beni per eludere le norme in materia di misure di prevenzione patrimoniali. Sulla vicenda indagano i Carabinieri locali e quelli della Compagnia di Giugliano.

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“È un’organizzazione ancora molto potente, la più potente che si impone sull’intera città e buona parte della periferia settentrionale. Senza defezioni è in grado di aprire reali squarci nella fitta trama di interessi e intrecci illeciti”. È questo il ritratto dell’Alleanza di Secondigliano che emerge dall’ultima inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che ha portato a diciannove arresti, al sequestro per svariati milioni di euro di 59 immobili e nove società tra il Giuglianese e la Toscana riconducibili al clan dei fratelli Mallardo. Due i filoni seguiti nell’inchiesta: da un lato gli affari del clan, dall’altro le epurazioni e scissioni i8nterne e il sequestro preventivo per equivalente che riguarda beni per 829 milioni di euro. Sono invece quindici le misure cautelari in carcere, due ai domiciliari e tre i casi di obbligo di firma.  Tra i destinatari delle misure cautelari in carcere, oltre al boss Francesco Mallardo, ritenuto il vertice del clan, spicca il nome di Antimo Liccardi, dipendente del comune di Giugliano e di suo nipote Paolo. “Comandava è più del sindaco” si diceva di Liccardo in alcune intercettazioni. Era lui il padrino che gestiva il patrimonio del clan e i capitali da investire soprattutto nell’edilizia privata e in toscana e ad Arezzo Liccardo avrebbe creato un gruppo imprenditoriale attraverso due società, la Valdarno Costruzioni e la Edil Europa 2 che funzionavano – scrive il gip – come centrali per la ripulitura del denaro proveniente dalle attività del clan Mallardo. E la dda continua: “Nessun pentito nelle fila degli affiliati che contano, molte coperture, tanti soldi. È mafia vera e propria”.

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Arrestati dalla Squadra Mobile della Questura di Napoli, in collaborazione con la Squadra Mobile di Prato, quattro esponenti, tra cui Antonio Sarno, figlio del boss Ciro, attualmente collaboratore di giustizia, dell’ ex clan camorristico omonimo per l’ omicidio di Paolo Colaiacolo avvenuto nel 1998. Colaiacolo fu ucciso in una sala giochi da tre killer su ordine di Antonio Sarno e Ciro Esposito, perche’ colpevole di appartenere alla fazione di Antonio De Luca Bossa, che voleva separarsi dal clan. De Luca Bossa, prima alleato dei Sarno, dichiarò guerra dando inizio alla faida con l’ omicidio di Luigi Amitrano, nipote dei fratelli Sarno, fatto saltare in aria con la sua auto. Due dei killer di Colaiacolo, Nicola Martinez e Antonio Tubello sono stati fermati a Ponticelli mentre Antonio Sarno, è stato arrestato a Prato dove risiedeva da qualche anno. Vincenzo Cece, il terzo esecutore materiale, e gia’ detenuto in carcere per altra causa.

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Atto intimidatorio perpetrato contro il nuovo responsabile dell’ ufficio tecnico di Sant’ Antimo. Nel corso della notte sono state danneggiate nella con numerosi colpi di pistola le due auto di sua proprieta’. Il fatto e’ avvenuto in Via Formia: alcuni residenti della zona e la stessa vittima hanno dichiarato ai carabinieri di aver udito, poco dopo mezzanotte, alcune deflagrazioni simili ad esplosioni dei fuochi artificiali. Il dirigente comunale solo in mattinata quando è uscito di casa si è accorto che in realta’ erano colpi di pistola che avevano danneggiato le due auto di sua proprieta’, una Fiat ed una Volkswagen Lupo. L’ intimidazione sembrerebbe riconducibile a pressioni della criminalita’ organizzata locale sul settore edilizio.

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