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arresti

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Operazione dei carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli che nella notte hanno bloccato ed arrestato tre individui su un autoarticolato contenente ben 17 chili di cocaina e 14mila euro in contanti. i militari hanno notato movimenti sospetti di tre persone vicino a un autoarticolato e a una vettura in una piazzola di sosta della strada statale 87 nel Napoletano. Il mezzo pesante conteneva l’ ingente carico di droga ed una busta di cellophane con il denaro, presumibilmente il ricavato dell’ attivita’ di spaccio. Nel corso della perquisizione sono stati rinvenuti anche sei telefoni cellulari e documenti vari. I tre sono stati tradotti nel carcere di  Poggioreale e dovranno rispondere di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio.
https://www.youtube.com/watch?v=FcSmskWjV50&feature=youtu.be

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Estorsione in concorso, trasferimento e intestazione fittizia di beni e valori in concorso, aggravati dal metodo mafioso. Queste le accuse, a vario titolo, rivolte a cinque indagati per i quali è scattata un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal Gip del tribunale di Napoli su richiesta della dda ed eseguita dai carabinieri della compagnia di Santa Maria Capua Vetere nelle province di Caserta e Catanzaro.

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Operazione congiunta di Carabinieri e Guardia di Finanza che hanno sequestrato 3,2 tonnellate di sigarette di contrabbando. Erano arrivate in Italia occultate in pannelli coibentati per l’edilizia.

Una rinvenimento dei più ingenti effettuati nella zona negli ultimi mesi, operato dai Carabinieri della Stazione di Napoli Borgoloreto e dai Finanzieri del GICO di Trieste, che hanno individuato e bloccato un traffico illecito di TLE (Tabacchi lavorati Esteri) sequestrando un quantitativo in grado di coprire le richiesta dell’area napoletana e della provincia di Salerno.

In un capannone industriale, nei pressi dello svincolo di Angri sulla Statale del Vesuvio, c’era un autoarticolato con targa rumena dal cui rimorchio stavano per essere scaricate 32 pedane di pannelli coibentati per edilizia trasformati in contenitori per sigarette di contrabbando. All’interno del capannone sono stati presi in flagranza di reato 5 uomini (4 rumeni e un italiano) che stavano smontando i pannelli ed estraendo le stecche di sigarette.

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Un’ordinanza applicativa della custodia in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda È stata eseguita questa mattina da parte della squadra mobile di Napoli, a carico di 4 uomini del clan Mazzarella, raggiunti da gravi indizi di colpevolezza per i delitti di associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidio e tentato omicidio.
In manette sono finiti Salvatore Maggio, Raffaele Micillo e Domenico Perna, tutti di 38 anni e Gennaro Catapano, di 37.
Dalla scissione dal clan Mazzarella era nata secondo le indagini, una «pericolosa organizzazione camorristica» che si è rapidamente radicata nell’area delle cosiddette Case Nuove, zona popolare del quartiere Mercato a Napoli. Il nuovo gruppo è stato sgominato grazie alle indagini della Squadra Mobile di Napoli e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, svolte anche attraverso intercettazioni telefoniche e dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, che hanno permesso di accertare la genesi della nuova organizzazione camorristica nata dalla scissione dal clan Mazzarella, delineando compiti e ruoli di vertice ricoperti dai destinatari dell’ordinanza cautelare e individuando le principali fonti di illecito sostentamento del gruppo, ma anche ricostruendo le fasi della violenta contrapposizione con il clan Mazzarella.

Gli investigatori hanno ricostruito il tentato omicidio di Giuseppe Persico, avvenuto il 25 giugno 2013, in quanto considerato referente del clan Mazzarella nel quartiere Mercato, proprio allo scopo di affermare la supremazia territoriale del neo costituito gruppo criminale. L’ordinanza individua inoltre le cause e gli autori dell’omicidio di Pasquale Grimaldi, ucciso nel Rione Traiano il 19 giugno 2006, consentendo di inquadrare l’evento nell’ambito del contrasto tra i clan Puccineli e Grimaldi per il predominio sul territorio del Rione Traiano.

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Fu ucciso perchè si sparse la voce che aveva una relazione con la moglie del capoclan. Gli assassini di Vincenzo Amendola scomparso il 5 febbraio 2016 e il cui corpo è stato ritrovato il 19 febbraio 2016 seppellito a un metro e mezzo di profondità in un terreno nel quartiere San Giovanni a Teduccio di Napoli, hanno un nome. La Squadra Mobile di Napoli, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Napoli su richiesta della Dda partenopea, ha arrestato 3 persone ritenute responsabili dell’omicidio, premeditato e aggravato, di Amendola.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’omicidio è maturato all’interno del clan camorristico Formicola, al quale la vittima era legata da rapporti di frequentazione, e sarebbe stato deciso per «tutelare l’onore» del capoclan, attualmente detenuto.

 

 

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Erano riusciti a ritagliarsi uno spazio di manovra molto ampio, ottenendo l’egemonia nello spaccio di stupefacenti in un’area compresa tra l’alto casertano e il Lazio. L’attività criminale del gruppo di pusher è però finita nella stretta maglia di controlli dei carabinieri che hanno ben presto iniziato a indagare sull’attività dell’organizzazione. Dal trasporto alla trasformazione, dal confezionamento delle dosi allo spaccio di cocaina hashish marijuana, i militari della compagnia di Capua, coordinati dai magistrati della DDA di Napoli, sono riusciti a definire ruoli e attività, di tutti gli indagati. Ottenute le misure di ordinanza di custodia cautelare in carcere da parte del GIP di napoli, hanno fatto poi scattare le manette.  In tre comuni Vairano Patenora e Calvi Risorta in provincia di Caserta e a Guidonia in provincia di Roma, i carabinieri della Compagnia di Capua hanno arrestato in tutto 10 persone. Le accuse per loro, quelle pesantissime di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. L’operazione ha di fatto consentito di disarticolare l’associazione criminale che una volta acquistata la droga riusciva a trasformarla e confezionarla, prima di distribuirla a una rete di acquirenti sempre più ampia. Clienti ora rimasti orfani dei propri pusher di fiducia.

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La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque persone, ritenute legate alla famiglia camorristica napoletana dei Buonerba, vicina al clan Mazzarella. Si tratta degli organizzatori, dei mandanti e dei killer del baby boss Emanuele Sibillo, il giovane di neppure 20 anni il cui corpo senza vita venne lasciato davanti al pronto soccorso dell’ ospedale Loreto Mare di Napoli la notte tra l’1 e il 2 luglio del 2015.

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Associazione per delinquere di stampo camorristico ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, avendo commesso il fatto con l’obiettivo di favorire il clan camorristico Belforte. Sono i reati contestati ai due destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli.L’ordinanza è stata eseguita da personale della Squadra Mobile della Questura di Caserta e dai Carabinieri del nucleo investigativo del locale Comando provinciale.

 

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