Pompei restituisce ancora una volta la sua storia, attraverso gli scavi che regalano nuove emozioni. Ancora una volta prende forma dagli scavi condotti a Pompei, quella che lo scrittore Luigi Settembrini definì “il dolore della morte che riacquista corpo e figura.” Uomini che persero la vita nel corso dell‟eruzione e la cui impronta dello spasimo è rimasta impressa per duemila anni nella cenere. Durante le attività di scavo in corso in località Civita Giuliana, nell’area della grande villa suburbana dove già nel 2017 – grazie all‟operazione congiunta con i carabinieri e la Procura di Torre Annunziata finalizzata ad arrestare il traffico illecito dei tombaroli – era stata portata in luce una stalla con i resti di tre cavalli bardati, sono stati rinvenuti due scheletri di individui colti dalla furia dell’eruzione. La prima vittima, con il capo reclinato, denti e ossa del cranio visibili, dai primi studi risulta essere un giovane, fra i 18 e i 23/25 anni, alto circa 156 cm. La presenza di una serie di schiacciamenti vertebrali, inusuali per la giovane età dell‟individuo, fa ipotizzare anche lo svolgimento di lavori pesanti. Poteva dunque trattarsi di uno schiavo con un mantello. La seconda vittima ha il volto è riverso nella cinerite e il gesso ha delineato con precisione il mento, le labbra e il naso, mentre si conservano le ossa del cranio. La robustezza della vittima, fa pensare ad un uomo di età compresa tra i 30 e i 40 anni e alto circa 162 cm. Questa vittima presenta un abbigliamento più articolato rispetto all‟altra, in quanto indossa una tunica e un mantello. Ascoltiamo il direttore del Parco archeologico di Pompei e direttore dei musei dei Mibact Massimo Osanna e il ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini