Campania Calabria e Sicilia sono rispettivamente ai primi tre posti per quanto riguarda il tasso standardizzato di mortalita’ e risultano anche le regioni in cui si effettuano meno investimenti per la salute. Una triste fotografia presentata durante un congresso nazionale dei medici tenutosi a Firenze. Un abisso che non puo’ lasciare indifferenti se si guarda ai numeri: in Campania il tasso standardizzato di mortalita’ e’ del 91.04 contro, per esempio, il 71,62 di Trento. In pratica meno si spende per la salute, piu’ aumenta la mortalita’. Per la Sanita’ lo Stato nel 2016 ha speso 115 miliardi, in crescita dell’ 1,1% rispetto all’ anno precedente. La Campania, inoltre, ha il minor tasso di personale sanitario per popolazione servita ed il minor numero di posti letto. Un quadro tragico che riguarda anche l’ assistenza. Per cronici, disabili e anziani nelle strutture pubbliche e’ coperto solo il 10-15% del fabbisogno di cure. Per porre rimedio a questa situazione i governi locali durante la conferenza dei governatori hanno chiesto di ricevere finanziamenti corposi. Cosi’ una fetta del Fondo Sanitario Nazionale previsto per il 2017 ha destinato alla Campania 10,25 miliardi sugli oltre 112. La novita’ e’ stata l’ introduzione di un valore alla deprivazione socio-economica. Se, come si spera, la Campania entro il 2018 raggiungesse e consolidasse il punteggio di 160, voto minimo per i livelli di assistenza, sarebbe comunque complicatissimo mantenere l’ obiettivo di una spesa sotto il livello di deficit. E cosi’, senza correttivi ai livelli di finanziamento, le disparita’ di trattamento tra Nord e Sud rischierebbero di restare tali, ancora a lungo.