Piovono polemiche sull’Amministrazione comunale di Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli. Guidata dalla coalizione di centrodestra del sindaco Lello Russo – al suo sesto mandato – l’Amministrazione è stata fortemente contestata da alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle.
In particolare, i pentastellati accusano il primo cittadino di non essersi schierato al fianco di due commercianti in un processo: questi ultimi, recentemente, avrebbero denunciato la richiesta di “pizzo” da parte del clan dei “Cavallari”, e sono stati assistiti solo un’associazione antiracket, che ieri ha visto il gup di Napoli Valeria Montesarchio. Ma l’Amministrazione comunale, secondo gli esponenti del M5S, avrebbe dovuto costituirsi parte civile.

«Sono gravissime le parole del sindaco Lello Russo che dice di non aver saputo del processo», dice il consigliere comunale di Pomigliano d’Arco Dario De Falco, dei Cinque Stelle. Poi rincara la dose. «Ancor più gravi però – prosegue – sono le sue dichiarazioni in merito ai rappresentanti dell’Associazione che ha supportato le vittime, definendoli, all’indomani delle condanne, professionisti dell’antiracket».

E non è finita qui, perché il mancato rinnovo della convenzione tra il Comune e l’associazione antiracket sarebbe – a detta di De Falco – «il colpo più duro alla lodevole azione di contrasto alla criminalità».
Più volte, il consigliere del Movimento Cinque Stelle ha definito «vergognoso» il comportamento del sindaco Russo, e le sue decisioni «una vera e propria onta per la città, una pagina buia. Una ferita».