Cinque anni sono passati dalla morte di Pino Daniele. Il 4 gennaio 2015 il celebre cantautore e musicista napoletano spirava all’Ospedale Sant’Eugenio di Roma, colto da un malore al cuore, già sofferente di problemi cardiaci. Un cordoglio unanime si manifestò in Italia e nel mondo intero, lo stesso New York Times dedicò un articolo alla sua scomparsa. Due furono i funerali, uno a Roma e uno in piazza del Plebiscito, accolto dalla piazza della sua città, che trentaquattro anni prima lo aveva visto esibirsi in uno dei concerti che lo resero celebre in tutto il mondo. Pino Daniele ci ha lasciato 46 album, 24 in studio, 17 raccolte e 5 live, innumerevoli canzoni entrate nell’immaginario collettivo di tutti gli italiani. Un rapporto particolare quella con la sua Napoli cantata, difesa e svegliata con la sue denunce, come quella sulla carta sporca di cui nessuno sembra tenere conto, una vita sempre contro lo stereotipo, così come il suo amico Massimo Troisi, che sembrava, e a volte sembra avvolgere tuttora, la città che vive da più di due millenni. Napul’ è comme è na vota, cantava in “Fortunato”, ma nuje dicimm c’addà cagnà.