Punito per aver commesso un errore che la camorra non perdona. Corrono lungo questa direttrice principale le tre ipotesi investigative battute in queste ore dagli uomini della Squadra mobile di Napoli sull’omicidio del giovane Luigi Galletta. Il meccanico 22enne assassinato due giorni fa con tre colpi al cuore da un killer ancora sconosciuto in via Carbonara era incensurato: mai nessuna ombra si era addensata su di lui e tantomeno sulla sua famiglia, composta da lavoratori, gente perbene che non ha mai avuto problemi con la giustizia.
Tentare di decifrare quest’ultimo delitto appare insomma assai complicato. Lo è, a maggior ragione, se si considera che i vincoli legati al clima di omertà e di paura che regnano ormai nei quartieri del centro storico – teatro della faida di Forcella – spingono eventuali testimoni oculari a non offrire collaborazione agli inquirenti.
A ventiquattr’ore da questo ennesimo omicidio che insanguina le strade di Napoli si può partire da un solo punto fermo: l’esclusione di un errore di persona. Chi ha sparato a Galletta – sottolineano gli investigatori – lo ha fatto con il chiaro intento di uccidere. E allora occorre far diradare le nebbie che sembrano avvolgere la personalità di questo ragazzo poco più che ventenne, che si guadagnava da vivere onestamente facendo l’operaio in un’officina meccanica, per cercare di arrivare ad una verità ancora nascosta.