Erano felici Maria Paola e Ciro, nonostante la loro storia era segnata da tanti dolori dovuti alla non accettazione da parte della famiglia di lei della loro relazione. Maria Paola è stata uccisa dal fratello che lei amava tanto, nonostante lui facesse di tutto per interrompere quel rapporto: lui l’aveva infettata, così si è difeso il giovane che ha poi ribadito che non aveva intenzione di uccidere la sorella ma solo allontanarla da quel ragazzo sgradito. Sgradito perché trans e in quell’ambiente fatto di degrado e di ignoranza, non è accettabile. Intanto l’inchiesta sulla morte di Maria Paola, svolta dai carabinieri di Acerra diretti dal maresciallo Giovanni Caccavale, sembra essere già tutta delineata sia per quanto riguarda il movente che per la dinamica. Decisiva la testimonianza di Ciro, alla quale si è aggiunta la conferma dalla confessione di Michele Antonio Gaglione che in caserma ha ammesso: «Ho fatto una stronzata. Non volevo uccidere nessuno, figurarsi mia sorella, ma dare solo una lezione a quella che ha “infettato” Maria Paola. Volevo solo riportarla a casa nostra». Il gip del Tribunale di Nola ha convalidato il fermo nei confronti di Michele Antonio Gaglione, ritenuto responsabile della morte della sorella Maria Paola. Resta in cella il 30enne. Il gip ha accolto in pieno la tesi dell’accusa: c’era la volontà di ledere, di arrecare danno al compagno della sorella, si è trattato di un omicidio preterintenzionale con l’aggravante dei motivi futili. Una tragedia che nasce dal degrado culturale e sociale come racconta Don Maurizio Patriciello