La notizia forse più sottovalutata ma forse più reale è probabilmente il fatto stesso che si discuta di commissariamento a soli sei mesi dalla scadenza naturale del consiglio comunale e del sindaco di Napoli, per di più nel peggior periodo storico che il mondo intero sta vivendo dalla fine della seconda guerra mondiale, ma, ribadiamo il forse, il dettaglio non è stato del tutto compreso. Tutto nasce dal rinvio della seduta che avrebbe dovuto approvare il bilancio e l’ennesima constatazione che Luigi de Magistris goda attualmente di una maggioranza davvero risicata se non del tutto assente. Da qui poi partono tutte le ipotesi in merito alle scelte circa la gestione della città e gli schieramenti in campo. La coalizione arancione, nata oramai dieci anni fa da un consenso tra la sinistra a sinistra del PD, un’area cristiano-popolare e un movimento civico è andata sfaldandosi, complice, ma non solo, negli ultimi mesi anche un passaggio di fronte di alcuni consiglieri nell’alveo dei sostenitori del governatore campano Vincenzo De Luca, che del suo scontro con de Magistris ne ha fatto uno dei cavalli di battaglia del suo duplice mandato. Dal canto suo, i rapporti del primo cittadino partenopeo con il Partito Democratico oscillano tra la contrapposizione e l’opportunità dell’inizio di un dialogo, mai, allo stato attuale delle cose non vi è nulla di nuovo sotto il sole, con un accordo che, è meglio ricordarlo, potrebbe comunque esserci nei prossimi mesi in quanto il PD, oggetto comunque delle stoccate dell’iscritto De Luca, potrebbe scegliere di non dare completamente nelle mani del governatore e dei suoi sodali la scelta del candidato per Napoli. Restando nell’alveo diciamo governativo, i consiglieri Movimento 5 Stelle Napoli continuano a fare quello che hanno fieramente fatto dal 2016: opposizione. Ed è qui che entra in campo il convitato inaspettato, il partito un tempo creatore del centrodestra e attualmente in crisi d’identità: Forza Italia Napoli. Da più parti i consiglieri del cavaliere Berlusconi infatti vengono indicati come coloro che supporterebbero de Magistirs pur di evitare il commissariamento in questi sei mesi, in quanto la scelta significherebbe lo stop a determinati pagamenti e una ulteriore crisi economica per la città già devastata dalle conseguenze del nuovo coronavirus. Insomma, tra Palazzo San Giacomo, via Verdi e il Maschio Angioino non vi è nulla di certo e il quadro sembra in evoluzione, sperando che al primo posto vi siano gli interessi dei napoletani.
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