“La salute prima di tutto”. Un’espressione con cui da sempre si sottolinea e quanto il benessere psico-fisico debba stare al primo posto di una scala gerarchica, del cittadino e delle Istituzioni. Un principio sano che troppo spesso non trova una corrispondenza nella realtà. Il clima di tensione in Campania si verifica soprattutto nei giorni festivi e di notte; i pronto soccorso, specialmente quello del Cardarelli, troppo spesso accolgono disservizi e disagi in alcune strutture ospedaliere della città. Per sopperire a questa tensione e per le emergenze sempre più spesso i medici si recano a casa dei pazienti. Intanto il presidio a Napoli è garantito da quattro medici per ognuno dei dieci distretti in città. Almeno uno di questi camici bianchi dovrebbe sempre restare in postazione per le chiamate. In caso di necessità il contratto prevede che il medico non si sottragga alla visita. «Proponiamo da tempo l’istituzione di una centrale operativa della continuità assistenziale – avverte Gennaro Bassano, vicesegretario nazionale dell’Humus Sei, sindacato di categoria che annovera un gran numero di guardie mediche iscritte – utilizzando le stesse centrali del 118 con la presenza di un medico di continuità assistenziale delegato ad attivare i collegi del distretto quando serve». Si chiedono dunque più efficienza e tempestività. Il presidente dell’Ordine dei Medici Silvestro Scotti commenta: «Il modello più funzionale rimanda al ruolo unico del medico di famiglia previsto dall’atto di indirizzo per il rinnovo delle convenzioni di medici e pediatri. L’obiettivo è configurare nell’arco delle 24 ore quella offerta di primo livello di servizi di assistenza e cura anche senza un minimo di tecnologie (ecografi, spirometri, cardiografi) e in mancanza dell’ausilio di un infermiere e di una supervisione». Una vera e propria telemedicina. A gestire le chiamate sarebbe un call-center con una risposta diurna organizzata presso uno studio di riferimento della aggregazione di medici di famiglia, garantita anche da infermieri per posizionare una flebo o un catetere di giorno come di notte. Proposte che lascerebbero aperto uno spiraglio a chi nella sanità campana non ripone grandi speranze.