Pensava di liberarsi di quell’immenso carico di poltiglia biancastra senza colpo ferire. Il piano era quello di approfittare dello spurgo davanti al palazzo di viale Gramsci, dov’era stato chiamato martedì alle 9.30, per scaricarvi dentro tutto il liquame e lasciare che le fogne, in profondità, custodissero per sempre il suo segreto. Ma a tradirlo è stato un errore maldestro. L’autospurgatore di Caivano, reo confesso del disastro di Mergellina ora indagato a piede libero per inquinamento ambientale, non poteva immaginare che le migliaia di litri di polvere di marmo che ha riversato nel tombino dalla sua gigantesca autocisterna dalla capienza di diecimila litri, potessero finire in mare. Prima di individuare il chiusino giusto, l’uomo ha sollevato diversi coperchi. Ma alla fine la scelta è caduta su quello sbagliato.
Al momento, il fascicolo aperto presso la sezione ambiente della Procura di Napoli, ipotizza per l’uomo il reato di inquinamento ambientale. Tradotto: una multa tra i 10mila e i 100mila euro, più difficilmente dovrebbe scattare il carcere a meno che il reato non diventi più pesante. Dipenderà dagli esami tossicologici dell’Arpac stabilie se nel porticciolo Sannazaro è stato consumato un disastro ambientale, magari legato ad additivi più pericolosi rispetto a quelli accertati. sull’effettività della pena non c’è ancora certezza. «Si tratta di leggi di nuovo conio, che hanno ancora un’applicazione timida», fanno trapelare gli investigatori. Intanto il sindaco esprime «massimo sdegno per chi ha sversato i liquami nel mare di Mergellina». «Faccio un appello ai cittadini ha aggiunto – perché segnalino i reati ambientali cui assistono».