Il tempo si è fermato. I sentimenti, le emozioni, le delusioni e le gioie sembrano essersi cristallizzate. Nascoste in un angolino del cuore, quello dei sogni e dei ricordi più belli che riaffiorano nei momenti più duri. Eppure gli eventi di questa epoca, ci avevano allontanati dal lato sentimentale del calcio. Il San Paolo dall’esterno sembra un involucro, ed invece è solo una culla che custodisce le imprese di un passato non troppo lontano, che ha vissuto grandi momenti di sport e miti che sono entrati nella storia della nostra città. Ma che soprattutto si è sempre nutrito delle storie dei milioni di persone che hanno affollato lo stadio. Che per un po’ starà ancora in silenzio, senza vibrare. Il boato caratteristico del ventre dell’impianto di Fuorigrotta, sarà ancora un grido strozzato, per pochi intimi. Un gemito che prima o poi esploderà in un pianto di vita e di gioia. Il prato del San Paolo cresce ed è pronto ad essere calpestato dai tacchetti dei protagonisti che vivranno un po’ il ritorno in campo come il primo giorno di scuola. Come un esordio, tra ansie e paure che questo tempo ci ha insegnato ad affrontare. Non sarà lo stesso senza pubblico, senza l’applauso e perché no anche le contestazioni. Ma sì va avanti, con la voglia di tornare a lottare, ridere e vincere perché la Coppa Italia può essere il trofeo della vita.