Una commedia amara e melanconica. Tre età della vita e tre momenti temporali diversi si inseguono e si intrecciano, talvolta sovrapponendosi, in un unico e simbolico spazio: l’ampio salone di un appartamento napoletano che guarda il mare. Siamo negli anni Settanta. Paco e Bianca, una coppia di coniugi, si confrontano con la scelta definitiva di acquistare la casa nella quale vivono. Bianca è incinta di Sara, la loro primogenita, ma sembra avere qualcosa che la tormenta. Vent’anni dopo, negli anni Novanta, Sara e Marta, le loro figlie, stanno per separarsi per sempre, a causa della decisione di Sara di seguire le spinte della sua natura ribelle. Ancora un salto temporale, fino ai giorni nostri. Marta, ormai adulta, sta cercando di negoziare con Ennio la vendita della casa di famiglia, groviglio di ricordi, di segreti nascosti tra lettere, fotografie e fantasmi. A volte capita che nella vastità delle possibili combinazioni dell’esistenza, un’idea assurda e ossessiva, come un punto fuori posto, condizioni per sempre l’ordine naturale delle cose. È quello che accade a Bianca. La sua scelta, come una cicatrice indelebile, segna il suo destino, quello di Paco suo marito e il futuro delle sue figlie. «Di solito il tempo lenisce il dolore – racconta il regista Francesco Saponaro –, qui, invece, il tempo alimenta l’angoscia di cui si servono i ricordi, i sensi di colpa e le paure. Improvvisi turbamenti costringono i personaggi di questa commedia a ripensamenti e incertezze, a gesti di stupidità quotidiana che dietro l’illusione trasgressiva del gioco nascondono un’essenza di morte. E non c’è scampo, non c’è antidoto, non c’è redenzione, perché il tempo precipita lentamente nelle nostre vite come una goccia crudele di inesorabile veleno».