«Il mondo dell’archeologia ha perso un protagonista insostituibile». Così Lucio d’Alessandro, Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa, ricorda Sebastiano Tusa, l’archeologo del mare che insegnava proprio nell’ateneo napoletano.
Il professor Tusa era lì, su quel volo disgraziato dell’Ethiopian Airlines che, partito da Addis Abeba sarebbe dovuto atterrare a Nairobi, in Kenya, dove avrebbe partecipato ad un progetto Unesco.
Tusa con Napoli e la Campania aveva un legame speciale come raccontano i suoi ex studenti e i tanti colleghi della Facoltà di Lettere del Suor Orsola dove dal 2000 insegnava Paleontologia. Ma nelle aule dell’ateneo per tutti era semplicemente ‘l’archeologo del mare’. Lui, che era stato tra i pionieri in Italia nel settore. E al Suor Orsola aveva fatto dell’archeologia del mare uno specifico indirizzo di studi del settore dei beni culturali e dell’archeologia.

Sebastiano Tusa è stato protagonista, nella sua carriera, di prestigiose missioni archeologiche, comprese quelle a due passi da Napoli. Risalgono al 1975 i suoi primi interventi sulle isole di Procida e Vivara dove aveva dato vita ad un importante progetto scientifico e museale sui “Beni archeologici reali e virtuali tra mare e terra”.

E proprio al professor Tusa il 22 Marzo sarebbe toccato aprire al Suor Orsola il congresso internazionale sulle Nuove tecnologie per i beni culturali. Un congresso nel quale avrebbe introdotto un nuovo progetto tra la Regione Sicilia – di cui era assessore ai beni culturali – e il Cluster Tecnologico Nazionale TICHE e che ora sarà l’occasione per presentare i risultati dei suoi ultimi studi sulla ricerca tecnologica in mare.