Verso la seconda metà degli anni Trenta lo strepitoso successo degli #spettacoli della compagnia #Viviani cominciò a scemare. Siamo negli anni del regime rampante. In realtà il Teatro Trianon Viviani, basato spesso sulla realistica rappresentazione della miseria, non era funzionale alla propaganda di regime. Fu soprattutto il pubblico, composto di nuovi ricchi, desideroso di grandeur e di rassicurazioni, a decretare l’ostracismo per un teatro che metteva scomodamente a nudo le realtà più drammatiche della convivenza umana. Un immaginario processo a Raffaele Viviani mette a nudo la sua vita, il suo percorso. Il #drammaturgo, reo di raccontare le miserie discreditando le politiche di governo, deve difendersi dalle accuse rivolte dal giudice. Soltanto il dopoguerra sentenziò l’inizio del neorealismo, che vide in Viviani un precursore dei tempi. Ma fu troppo tardi. Quando finalmente riuscì a tornare al “suo” teatro, poco dopo si ammalò, e morì. Le voci del popolo sentenziarono: “È muort’e collera”. #Arte #Teatro