Un piano di guerriglia studiato a tavolino, in ogni minimo dettaglio. Per settimane le frange del tifo violento interista, varesino e nizzardo hanno curato la preparazione dell’assalto ad una carovana di tifosi del Napoli in trasferta a Milano. E mercoledì pomeriggio è scattato il raid. Un’azione premeditata, come sottolineerà lo stesso questore del capoluogo lombardo Marcello Cardona commentando quei minuti di puro terrore scatenati alla vigilia di Inter-Napoli. Bilancio: un morto e quattro feriti. «Erano circa una sessantina, poi sono diventati ottanta se non addirittura cento. Un tifoso interista, armato di ascia ha colpito il finestrino davanti distruggendolo completamente. Volevano massacrarci» In quel momento è iniziato il lancio di pietre verso i van e i napoletani hanno reagito dando il via alla colluttazione. Gli interisti sapevano perfettamente dove e quando intervenire, erano forse addirittura stati avvisati da complici del passaggio della carovana azzurra. Le auto si bloccano, i napoletani escono terrorizzati dai mezzi accerchiati e colpiti, in quattro (nessuno di loro appartenente ai gruppi del tifo organizzato napoletano, secondo quanto riferito dalla Questura di Napoli) vengono aggrediti: Giovanni Stabile, 43 anni, viene accoltellato all’addome, Angelo Iazzetta, 39, è raggiunto da un colpo di lama al braccio e portato in ospedale a Rho; Angelo Simone, di 37 anni, e il quarantenne Luigi Corrente, subiscono lesioni meno gravi. Nessuno versa in pericolo di vita. Dell’agguato si hanno prove anche allo stadio Meazza. «I due transit con i segni della colluttazione li ho visti anche io personalmente poi all’interno del parcheggio settore ospiti», racconta un altro tifoso. Ma non è tutto. «I van dei napoletani erano scortati da una volante della polizia, che non appena è scoppiato il casino si è dileguata», aggiunge.