A stento riesce a trattenere le lacrime. È troppo forte il dolore di Rita Bellissario, sorella gemella di Fortuna, la donna di 36 anni uccisa a botte dal marito – secondo l’accusa – al termine di un litigio la scorsa settimana nel quartiere di Miano.
Per ricordare Fortuna, una fiaccolata lungo le strade del rione Sanità – partendo da piazza Fontanelle – proprio nei vicoli dove è nata e cresciuta.
Tantissime le persone scese in strada con candele e cartelli che ritraggono il volto della donna, già madre di tre bambini. Le amiche di Fortuna chiedono giustizia, pene severe – qualcuno grida all’ergastolo – per chi si è macchiato di un reato così efferato. Un reato forse anche reiterato nel tempo. Perché i primi esami sulla slama compiuti dal medico legale hanno riscontrato segni e lividi “datati”, probabilmente relativi a precedenti aggressioni non denunciate.
Durante il corteo la sorella di Fortuna, Rita, ha anche accusato un malore, per un dolore che non riesce ad allontanare.

Le persone vicine alla famiglia di Fortuna hanno organizzato anche una raccolta fondi – che ha preso il via sui social – per concedere alla giovane donna un funerale dignitoso, sostenendo i familiari dal punto di vista economico.
Nel corteo gli uomini sono solo una minoranza. Così la città ha perso l’occasione per mandare un messaggio. Se – come ha detto il presidente della terza municipalità Ivo Poggiani – chi è sceso in strada lo ha fatto per chiedere di non abbassare la testa e affiancare tutte le donne vittime di violenza domestica, è in momenti come questo che si può e si deve fare fronte comune contro i tanti casi di femminicidio che hanno origine proprio nelle violenze domestiche. Un richiamo che evidentemente non è stato percepito da chi invece ha preferito restare a casa.
Ma chi è sceso in strada lo ha fatto per denunciare qualcosa che non avrebbe diritto d’esistere.