Ancora riflettori accesi sul caso di via Duomo, sul crollo di calcinacci che sabato scorso ha causato la morte di Rosario Padolino, commerciante di 66 anni. Si parla di circa 30 milioni di euro che mancano all’appello. Una cifra che doveva essere destinata al rinnovamento della città grazie al progetto Sirena, solo che dal Comune di Napoli quell’iniziativa è stata fermata. Ma intanto la città va in pezzi e il problema della manutenzione diventa sempre più una questione di sicurezza dei cittadini. Il progetto Sirena nasce nel 2001 con lo scopo di contribuire, con finanziamenti pubblici, al restauro degli edifici privati. Si trattava di un grande progetto che, nella fase di massima esplosione, ha consentito la ristrutturazione di più di 1.200 edifici della città, non solo nel centro storico. Sirena prese vita con la creazione di una società mista, maggioranza nelle mani di Palazzo San Giacomo e quote divise fra Associazione Costruttori, Unione Industriali, Camera di Commercio e Regione Campania.

È stato interrotto nel 2011, quando la società registrava perdite di esercizio e venne messa in liquidazione. Con una postilla: nel bilancio del Comune, all’epoca, ci sarebbero stati almeno 35 milioni di euro vincolati all’esecuzione del progetto. Soldi che però sono stati bloccati.

Intanto le indagini fanno alcuni passi in avanti. Emergono i nomi dei primi indagati. Perché quella rete verde di contenimento era lì da due anni e mezzo. Doveva essere provvisoria, per la messa in sicurezza del cornicione. E i primi due nomi nel mirino degli inquirenti sono quello dell’attuale e dell’ex amministratore del condominio di via Duoomo 228. Ma lo spettro delle responsabilità dovrebbe ampliarsi nel corso delle indagini. Le accuse al momento battute dal pm Stella Castaldo, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio, sono di crollo colposo e omicidio colposo.

Andrebbero chiariti ancora alcuni interrogativi. Ad esempio: cosa ha spinto due o tre anni fa a piazzare una imbracatura provvisoria, senza dare seguito a concreti interventi di messa in sicurezza? Esisteva un rischio crollo percepito tra condòmini e residenti? Stando a quanto trapelato fino a questo momento, è probabile che la rete fosse stata messa solo di fronte a una segnalazione di dissesto di intonaco, insomma sulla scorta di eventi percepiti come superficiali e poco pericolosi per tutti.

Intanto nella serata di ieri è stato concesso alle trenta famiglie sgomberate di fare ritorno a casa. Non potranno affacciarsi ai rispettivi balconi, di fronte al rischio di nuovi crolli dall’alto e di fronte a una percezione di insicurezza che ormai appartiene a tutti gli edifici storici dell’area metropolitana.