Salgono i contagi per covid19, si acuiscono i rischi e, di conseguenza, aumentano le restrizioni. Il messaggio da parte dei rappresentanti istituzionali, regionali e nazionali, è esaustivo: se la situazione dovesse peggiorare si può tornare a una parziale chiusura delle città. Parziale perché si procederebbe per gradi. I primi a pagarne le spese sarebbero cinema, teatri e palestre; poi centri estetici e parrucchieri seguiti da bar e ristoranti. Infine i negozi mentre gli uffici potrebbero tornare in smart working. Stretta anche sui matrimoni e gli eventi per i quali il numero dei partecipanti potrebbe oscillare da un minimo di sei a un massimo di 10 persone. Alcune di queste misure precauzionali sono già state adottate dal presidente della Campania Vincenzo de Luca che, come Toti in Liguria, ha subito previsto l’ordinanza sull’obbligo delle mascherine anche all’aperto; decisione che oggi è al vaglio anche di altre regioni tra cui il Lazio e alcune città del nord. Nel frattempo il premier Giuseppe Conte ha prorogato lo stato d’emergenza fino al 31 gennaio e ha specificato che il governo cercherà tutte le soluzioni per provare a non richiudere le scuole. Alunni e insegnanti stanno infatti scontando a un caro prezzo l’emergenza coronavirus e, sebbene siano oltre mille gli istituti scolastici colpiti dall’epidemia, c’è la necessità, da parte di Palazzo Chigi, di garantire il diritto all’istruzione e consentire una continuità nello svolgimento del ciclo scolastico.