Lo accoltellò con l’unico obiettivo di ucciderlo. Per questo motivo è stato condannato all’ergastolo Luca Materazzo per l’omicidio del fratello Vittorio. I giudici della seconda Corte d’Assise di Napoli calano il sipario sul processo di primo grado per l’omicidio di Vittorio Materazzo, l’ingegnere ucciso con quasi cinquanta coltellate sotto il portone di casa, nel quartiere di Chiaia, il 28 novembre 2016. Suo fratello Luca e’ stato ritenuto il responsabile: lo avrebbe ucciso per motivi economici dovuti a una denuncia che lo stesso Vittorio aveva presentato in Procura sull’ipotesi che il padre Lucio fosse stato ucciso e non fosse invece morto per cause naturale. I sospetti erano tutti su Luca che dopo una serie di litigi, anche violenti, avrebbe perso la testa e armato di un coltello avrebbe teso l’agguato al fratello. Il pm Francesca De Renzis aveva chiesto il carcere a vita per l’efferatezza del reato. Il processo e’ stato lungo e difficile perche’ Luca, che e’ stato catturato in un bar di Siviglia il 2 gennaio del 2018 dopo mesi di latitanza, ha cambiano ben 15 avvocati fino all’ultimo tentativo, quello di ieri mattina, negato pero’ dal giudice. Le motivazioni saranno depositate tra 90 giorni. Ad incastrare Luca Materazzo l’esame del dna estratto da una serie di indumenti che sono stati trovati in una discarica a cielo aperto poco distante dal luogo del delitto. Vestiti macchiati del sangue di Vittorio e con tracce di Luca.