“Il tema del futuro è inestricabilmente connesso a quello della scuola: è la scuola che ha il compito di portarci in quel futuro che ancora non riusciamo a immaginare, un ‘oltre’ oscuro che chiamiamo “postmoderno”, perché non sappiamo definire il luogo e il tempo verso cui stiamo approdando, ma siamo acutamente consapevoli di una differenza, di una rottura rispetto ai nostri tempi e alle nostre categorie. Forse per la prima volta nella storia della tradizione occidentale, in un contesto che vede incerti e problematici i rapporti tra le generazioni, l’educazione è diventata, in maniera nuova, “problema”: un nodo difficile da affrontare, un territorio quasi sconosciuto, un compito gravoso, ma ineludibile.

La natura delle questioni che oggi ci interrogano è varia e complessa: migrazioni, tensioni internazionali, velocissimi flussi di comunicazioni disegnano scenari nuovi che s’intersecano tra loro in una trama intricata e difficile. Mentre alcune barriere sembrano crollare, si assiste al nascere di nuovi confini e di nuove divisioni: il ritmo del cambiamento è velocissimo, e noi siamo lenti a metabolizzarlo.

Come risponde la scuola a queste sfide? Innanzi tutto con la sua stessa esistenza: è il luogo naturale di incontro fra persone diverse ed eguali, chiamate a crescere insieme nello spazio, simbolico e concreto nello stesso tempo, in cui si costruisce il futuro di tutti. La scuola non è solo luogo di trasmissione di contenuti, ma anche di produzione culturale, di confronto e di conoscenza critica. La qualità della vita e la coesione sociale si fondano sulla capacità di trasformare le idee in modelli di comportamento e scelte operative nella vita quotidiana delle comunità.

Oggi intendiamo e usiamo il concetto di “cultura” in modo molto più ampio rispetto al passato: quando si discute di “incontro fra culture”, ovvero dei “mutamenti culturali” che la nostra società, come quelle che la circondano, affronta quotidianamente, non intendiamo certo incontri, differenze, mutamenti di carattere letterario o linguistico, ma qualcosa di più vasto e sostanziale, che ha a che fare con i modi di vita, la religione, i costumi, le tradizioni di comunità differenti”, scrive la Valenti.