Esercizi commerciali storici che segnano l’identità di un luogo, costretti a scelte drastiche provocate dalla crisi economica scaturita dall’epidemia di coronavirus. Non ne è immune Napoli dove una scelta a dir poco drastica è stata intrapresa dai vertici del conosciutissimo Caffè Gambrinus di piazza Trieste e Trento, uno dei luoghi simbolo del caffè napoletano, luogo di ristoro frequentato da artisti e dai presidenti della Repubblica nelle loro visite napoletane. Una decisione sofferta, presa in quanto la situazione economica non consente, allo stato attuale di andare avanti. Massimiliano Rosati, tra i titolari del Gambrinus, lo aveva annunciato prima che il dpcm a sorpresa annunciasse la Campania come zona gialla, soggetta cioè a meno limitazioni, ma nonostante ciò i cittadini, onde evitare contagi e oberati anch’essi da risparmi assottigliati, spendono sicuramente di meno. In attesa della riapertura queste le parole di Rosati.

Un problema che si sta ripercuotendo anche sullo spreco alimentare. Ulderico Carraturo della storica pasticceria della zona di Porta Capuana ha infatti messo al centro dell’analisi la questione dei prodotti, costretti spesso a essere gettati in quanto invenduti e anche a causa delle incertezze dovute dai valzer delle istituzioni in merito alle decisioni sul chiudere o tenere chiuso con esercenti già pronti per attivare gli ammortizzatori sociali dei dipendenti, che devono invece fermarsi in quanto il quadro viene ulteriormente modificato.