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Spettacoli

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Il festival, realizzato grazie al supporto della regione Campania in collaborazione con il MiBACT, il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, la Fondazione Campania dei Festival, il Comune di Bacoli, l’Istituto Nazionale del Dramma Antico e la Camera di Commercio di Napoli, ospita all’interno delle Terme di Baia capolavori della letteratura classica.

Ancora una protagonista femminile della scena italiana e anche lei per la prima volta ospite di Agerola Sui Sentieri degli Dei.Giuliana De Sio in “Fabula” ha incantato gli spettatori in un percorso attraverso le fiabe della Campania. Un recital di poesie e musica ispirato a Napoli, città dai mille volti e dalle mille contraddizioni, nella quale da sempre convivono vitalità e disperazione, che prendono vita nella voce della protagonista. Accompagnata da Marco Zurzolo e il suo trio, Giuliana De Sio ha raccontato al pubblico di Agerola una Napoli che in pochi hanno visto e saputo cogliere assaporandone i colori e i sapori.

Sulla sua pagina Facebook risposte da fan sfegatati, all’”ansia” che ha confessato per la prima presentazione del suo nuovo libro “Rondini d’inverno – Sipario per il commissario Ricciardi”, il “Ricciardi numero dieci” presentato non a caso da Maurizio De Giovanni il 10 luglio in apertura dell’”Estate a Napoli” del Comune al Maschio Angioino. Un numero che al suo autore, tifoso del Napoli, ricorda trionfi calcistici mai dimenticati. «L’ho letto d’un fiato» è il commento più frequente sul profilo dello scrittore. Raccontano di aver finito il giallo in 4 ore o 4 giorni, uscito il 5 giugno, «è già un successo », dicono i post, compreso quello di chi è arrivato «da Ferrara» per questa presentazione-spettacolo. Folla all’imbrunire e svolazzo di qualche mise da sera alla presentazione spettacolo organizzata dalla libreria Feltrinelli. Il sindaco de Magistris parla a lungo con Alan de Luca e Lino D’Angiò che nella trasmissione Made in China lo hanno (D’Angiò) imitato. «In questo libro c’è anche la Napoli della rinascita» dice il sindaco. E “l’ansia” di De Giovanni si dissolve sul palco. Le sue “rondini” volano già alte a Napoli. Presentatori di questo decimo Ricciardi sono Francesco Pinto e Aldo Putignano. «De Giovanni è il primo difensore di Napoli» dice fiero l’assessore Nino Daniele. Pino Tafuto, Dario Costagliola e Marco Zurzolo e il suo sax accompagnano Ricciardi nel cortile del Maschio Angioino. E l’autore legge brani del libro recitati intervallandoli con Emanuela Loffredo che canta con Maurizio Pica alla chitarra. Il discorso di De Giovanni finisce sul “mi dispiace” del monologo rivolto al “brigadiè” del giallo primo in classifica e svettante sui primi tre del premio Strega. Chiudono le note newyorchesi del sax di Zurzolo e scatta l’applauso. La gente si chiede: l’autore lo dirà o no che nel 2019 allo scadere del contratto con Einaudi non scriverà più gialli? «De Giovanni anche nei momenti più difficili -dice il sindaco -non ha fatto mai mancare il suo sostegno a questa città». Lo scrittore legge altri brani sul potere mistificatore del denaro. Poi ancora musica. La platea si concentra sulle note della “Palomma”.

La voce calda di Dianne Reeves ha inaugurato il jazz che diventa protagonista sul Belvedere di Villa Rufolo. Ad accompagnare l’artista statunitense sarà il quintetto che vede Reginald Veal al basso, Peter Martin al piano, Terreon Gully alla batteria e Romero Lubambo alla chitarra. Dianne Reeves, nata a Detroit ma cresciuta a Denver, è stata scoperta da Clark Terry, per poi trasferirsi a Chicago, dove ha trovato un ambiente musicale legato anche alla sua famiglia (suo cugino era il tastierista George Duke, uno dei padri della fusion). La prima parte della sua carriera ha quindi oscillato tra il jazz, la fusion e il folk di ascendenza africana, tutti ambiti che richiedono un certo eclettismo tecnico e stilistico. Più tardi la Reeves si è focalizzata sul jazz, portandovi il suo timbro chiaro, la duttilità espressiva e un gusto misurato, appena ripassato da echi di Sarah Vaughan e Carmen McRae. Ma è curioso come la sua carriera sia rimasta in gran parte lontana dai grandi successi internazionali, fino a quando nel 2005 George Clooney l’ha voluta nel suo bel film “Good Night and Good Luck”.

Le pendici del Vesuvio diventano, per l’estate 2017, scenario di importanti festival cinematografici.
Alla rassegna estiva “Cinema intorno al Vesuvio”,organizzata da Arci Movie a San Giorgio a Cremano, ha partecipato l’attore napoletano Toni Servillo per il film “Lasciati andare”, una brillante commedia che lo vede protagonista nei panni dello psicoanalista Elia Venezia, al fianco di Veronica Echegui, Carla Signoris e Luca Marinelli. Il film è stato eletto “Miglior Commedia” dell’anno ai Globi d’oro e si appresta a conquistare il mercato estero dove è stato già acquistato e verrà presto distribuito in molti paesi tra cui Cina, Usa, Canada e Australia.
É la terza volta che Servillo accetta l’invito di Arci Movie. La prima nel 2007 con il film La ragazza del lago di Molaioli e la seconda nel 2011 con Gorbaciof di Incerti. É un’amicizia consolidata che affonda nella stima per il progetto di una cultura vicina alle persone, spiega l’attore.
Al teatro Di Costanzo Mattiello di Pompei, invece, ha preso il via il festival “Dieci anni di talenti” a cura dell’Accademia Vesuviana del Teatro di Gianni Sallustro, una sei giorni dedicata al teatro in cui gli attori dell’Accademia portano in scena spettacoli di Scarpetta, Rodari, Pirandello, Molière.
“La formazione è parte fondamentale del lavoro artistico dei giovani, io ci credo molto e divido con i miei ragazzi le gioie che sono arrivate nel nostro percorso”. dice Gianni Sallustro, fondatore e direttore dell’Accademia Vesuviana del Teatro.

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Una dichiarazione d’amore seppur critica per il suo Belgio ‘brutto e piccolo ma terra di giganti’ tra birra, poesia e scheletri: dopo le monumentali 24 ore di Mount Olympus – To glorify the cult of tragedy – un trionfo sulla tragedia greca (premio Ubu 2016 come migliore produzione straniera), l’artista Jan Fabre ha presentato in anteprima mondiale al Napoli Teatro Festival Italia la sua nuova visionaria creazione ‘Belgian Rules/Belgium Rules’, coproduzione europea della Fondazione Campania dei Festival. Artista dedito alla provicazione e agli scandali che ha fatto dell’incrocio tra le arti l’elemento caratteristico della sua poetica visionaria, Jan Fabre con Belgian Rules fa un omaggio alla terra madre come Fellini ha fatto con la sua Roma. Dopo aver realizzato istallazioni e performance che celebrano l’universo animale e le pulsioni umane che di quel mondo sono partecipi e avversarie allo stesso tempo, il regista, scultore e coreografo belga, celebra il volto complesso del suo “pazzo paese”.

 

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