Timber by EMSIEN-3 LTD
Sociale

Ormai alla sua quarta edizione, Imbavagliati, il festival di giornalismo internazionale civile, ideato e diretto da Désirée Klain, vuole sottolineare l’importanza della libera informazione, della necessità di tutelare blogger e giornalisti costantemente sotto pressioni e minacciati; vuole ricordare quanto lasciare solo un collega sia sbagliato. Fare rete e esprimere vicinanza e solidarietà combattendo per la giusta causa di un’informazione veritiera e senza filtri dovrebbe essere un diritto e un dovere di tutti. Nel corso del dibattito, sei giornalisti hanno raccontato le loro storie, ambientate in luoghi apparentemente diversi e distanti, seppure vicini ed affini nei contenuti e nelle dinamiche che hanno poi portato i cronisti a finire nel mirino di chi vorrebbe fermare le loro inchieste. L’amore per la verità, la volontà di “scavare” per andare ben oltre la superficiale apparenza dei fatti per addentrarsi nel cuore della notizia, scoprirla e raccontarla nella sua piene interezza, sprezzanti del pericolo al quale questo modo di ricostruire i fatti li espone: questo il filo conduttore che idealmente congiunge il cuore, le mani e le penne dei cronisti di periferia. Anche il Portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, ha proposto di rilanciare e “modernizzare” la scorta mediatica attraverso l’utilizzo di hashtag da lanciare in rete per far moltiplicare la solidarietà intorno ai cronisti minacciati. “Le storie dei giornalisti intervenuti oggi sono molto simili a quelle dei loro colleghi messicani, – ha affermato Riccardo Noury -proprio in questi giorni è stato ucciso l’undicesimo giornalista in Messico, una realtà frutto della commistione tra una criminalità molto aggressiva e Uno Stato inesistente. Il nostro compito è impedire che l’Italia diventi come il Messico.”

Un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce. Un vecchio aforisma del filosofo cinese Laozi è sicuramente molto azzeccato a Napoli, dove ovviamente le foreste non crescono e quindi non fanno rumore, mentre gli alberi cadono e fanno danni. Sono 1700 quelli da abbattere secondo un report del Comune di Napoli e pubblicato dal Mattino sui 28mila censiti. Occorrerebbe, anzi occorre metterli in sicurezza quanto prima, ma mancano i fondi. L’albero caduto in via Puccini martedì mattina era già stato segnalato a Palazzo San Giacomo come tanti altri che hanno ancora la fortuna di essere in piedi sulle loro radici. Quello caduto al Vomero, nei pressi del liceo Sannazaro, ha causato danni solo a delle autovetture parcheggiate nei pressi. Ben diversa la vicenda del 10 giugno 2013 che costò la vita a Cristina Alongi mentre lasciava la sua abitazione a bordo dell’auto. In quel caso un pino, malato da anni, cadde all’improvviso colpendo in pieno la panda gialla che transitava in via Aniello Falcone. Cristina fu uccisa dal tronco appesantito da rami e foglie lasciati crescere senza adeguati interventi, senza dare il giusto peso alla segnalazione di pericolo che il titolare di un bar della zona aveva rivolto alle autorità competenti pochi giorni prima. Per evitare che vicende come queste si ripetano il comune chiede aiuto. Nel giro di due anni potrà tagliare appena 360 alberi. Troppo pochi. Tanti di questi si trovano all’interno della Floridiana. L’assessore al Verde Maria D’Ambrosio spiega che non si tratta di tronchi pronti a cadere, ma di alberi malati da tagliare quanto prima.

 

Presso la Sala Vasari della Chiesa di S. Anna dei Lombardi, in Piazza Monteoliveto, “In rete contro la violenza”, la presentazione di esperienze virtuose a favore delle donne. L’evento, a cura di Confcooperative Federsolidarietà Campania, in sinergia con la Regione Campania e Fondazione Con il Sud, fa il punto sui progetti di rete che – finanziati da Fondazione Con Il Sud a seguito del bando Donne – mettono in campo azioni contro la violenza di genere. I progetti che verranno presentati e che coinvolgono cooperative nella rete di Confcooperative Campania, associazioni, ambiti ed istituzioni sono: S.A.R.A. Sostegno antiviolenza rete attiva, Be Help – is, Rete antiviolenza e Un’altra via di uscita. Saranno anche presentate le iniziative della Regione Campania per superare la violenza con azioni di orientamento, lavoro, tirocini, esperienze formative. Nel corso dell’evento si racconteranno cooperative sociali che da anni operano accanto alle donne.

Il Cilento, Pollica e Acciaroli si sono fermati per un attimo e tra le lacrime e gli applausi hanno ricordato Angelo Vassallo, l’ex sindaco di Pollica ucciso il 5 settembre del 2010. “Quando la memoria diventa speranza”, questo il titolo della manifestazione per chiedere verità e giustizia e alla quale hanno partecipato il sindaco Stefano Pisani e i colleghi degli altri comuni ma anche il deputato Tino Iannuzzi, l’ex presidente della regione Antonio Bassolino, l’ex vice presidente Antonio Valiante e il vice presidente attuale Fulvio Bonavitacola e Libera, l’associazione contro le mafie di cui, utilizziamo il messaggio: si lotta per non dimenticare.

Un’iniziativa organizzata dalla polizia di stato, dalle fiamme oro e dalla federazione italiana di nuoto per una maggiore consapevolezza del mare, per formare, educare e insegnare i principi di legalità indirizzata agli adolescenti che abitano in quartieri difficili, tra Napoli e la città metropolitana. L’alternativa c’è e bisogna offrirla. Questi i principi che hanno spinto alla creazione del progetto «Nuotiamo insieme a Mappatella Beach».

“Basta basta razzismo”. il coro unito dei manifestanti risuonava forte e chiaro. siamo tutti antirazzisti urlano. sono tanti, tantissimi. un’onda di gente. sono scesi in piazza dopo gli ultimi fatti di cronaca che, la notte prima, hanno visto protagonista Cisse’ Elhadji Diebel un ragazzo senegalese di 32 anni sparato alla gamba da due bianchi su uno scooter, nel quartiere vasto di napoli. parlano di uguaglianza, di pace, di unione, di abbattere muri, frontiere e differenze. parlano della ricchezza che può portare la diversità, della povertà cui si va incontro seminando l’odio. immancabili le critiche alle politiche adottate dal ministro degli interni Matteo Salvini. ineluttabili le frasi rabbiose di chi si è sentito dire “adesso finisce la pacchia”. il corteo è partito da piazza Garibaldi ed è arrivato sino alla Prefettura di Napoli.

Napoli città d’accoglienza. È forte e chiaro il messaggio lanciato da Palazzo San Giacomo attraverso l’evento “Terra, aprite i porti”. Per tutta la giornata di ieri, infatti, ci sono stati incontri, dibattiti, convegni, assemblee pubbliche. Tutti con il fine di discutere della complessa tematica dell’immigrazione. Dell’accoglienza, della convivenza affrontando i problemi e cercando soluzioni con chi lavora ogni giorno nel campo. C’erano infatti le associazioni di Medici senza Frontiere, Amnesty International, Emercency e Arci oltre alle figure istituzionali, movimenti, terzo settore e ad altri personaggi di spicco nel mondo sindacale come Maurizio Landini.

ULTIME NOTIZIE