Tutta la vita insieme e invece l’amore è durato meno di un anno e mezzo. Carlo Ancelotti, maestro di signorilità oltre che di pallone, è stato esonerato nel giorno in cui Napoli avrebbe dovuto fare i caroselli, festeggiare, brindare per avere raggiunto la qualificazione agli ottavi di finale. Il Napoli è tra le sedici squadre più forti d’Europa. Un traguardo che passa inosservato, come dovuto, che non salva la stagione del tecnico di Reggiolo. Ancelotti paga le liti tra società e calciatori, la sua presa di posizione contro un ritiro che non reputava giusto, la scarsa intesa con il capitano di Frattamaggiore, forse anche dovuto alla lingua (non solo nel senso di dialetto). Paga per tutti, perché è sempre più facile esonerare un allenatore piuttosto che allontanare un’intera squadra. Il suo Napoli ha avuto tanti difetti in campo. Spesso, troppo spesso, i calciatori sono stati schierati fuori ruolo, cambi strani e moduli incomprensibili ai più che non hanno portato risultati. Anzi, in campionato, hanno distrutto un giocattolo semiperfetto creato da Sarri. Ma tutto questo può essere colpa del solo Ancelotti? Un tecnico così esperto, capace di imbrigliare il Liverpool per 3 volte in quattro partite, può commettere errori tattici così evidenti? Probabilmente il suo più grande errore è stato non decidere tutto da solo. Permettere a qualcuno con un ruolo ben più importante del suo di parlare, commentare, decidere anche chi e come mettere in campo. Ha pagato anche per il comportamento dei calciatori, svogliati sul rettangolo di gioco e in piena forma quando si è trattato di fare polemiche. Forse lo hanno capito anche loro di avere commesso un errore, lo hanno mostrato alla fine con un saluto a centrocampo unico, di chi già sa, con un abbraccio, quello di Callejon lungo e intenso, di chi chiede scusa. Lui è rimasto, fino all’ultimo un signor Sì, un uomo per bene, che ha tentato di fare al meglio il suo lavoro. Accontentando tutti e quindi scontentando tutti. Lascia il Napoli per andare in Inghilterra, all’Arsenal e noi gli auguriamo un buon lavoro. I tifosi, a posteriori, non dimenticano i grandi visto che ancora oggi Mazzarri, Benitez e Sarri sono considerati, a giusta ragione, dei maestri della panchina.