A Quartieri di vita, Another Round For Five di Cristiana Morganti. Fra i temi di partenza di questa nuova creazione di Cristiana Morganti (già magnifica interprete delle creazioni di Pina Bausch) c’è la circolarità, intesa soprattutto come situazione, come circolo vizioso: l’Ouroboros, l’antico simbolo del serpente che si mangia la coda, un cerchio senza inizio né fine. Situazioni che si ripetono, in cui si è intrappolati e dalle quali si tenta di fuggire o a cui si resta ancorati perché sono le uniche che conosciamo. Un cerchio che allude anche a un circolo, un club, una cerchia, struttura chiusa, un luogo a cui si appartiene o da cui si viene esclusi e in cui si consumano rituali, esibizioni televisive, gare, terapie di gruppo, scontri, discussioni e confessioni: un gioco dove realtà e finzione, conscio e inconscio, equilibrio e caos si confondono. Su una scena quasi vuota – entrano ed escono con i danzatori solo alcuni oggetti – prende forma una dimensione claustrofobica (ma non priva di ironia) in cui il tempo è scandito in maniera non lineare da flashback e anticipazioni, in un montaggio dei quadri a cui è invitato a contribuire lo spettatore e che rimanda al linguaggio cinematografico. Sono sorte di primi piani, campi lunghi e piani sequenza quelli che qui costruisce Cristiana Morganti, come sempre a partire non da testi musiche predefinite ma da suggestioni, proposte, ricordi del suo vissuto e di quello degli interpreti, di cui quindi emergono nitidi i caratteri. Il tentativo è quello di catturare momenti di verità per comporre una danza vitale, umana, capace di parlare a tutti.