Oggi, qualcosa nel caso Cucchi si è smosso. Qualcosa è cambiato. Queste sono le tragiche dichiarazioni del carabiniere che ha confessato di aver assistito al pestaggio, incolpando due suoi colleghi. La ricostruzione di quelli che sarebbero stati gli ultimi momenti di Stefano è agghiacciante.

“Fu un’azione combinata. Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fede perdere l’equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore”.

È una parte dell’agghiacciante testimonianza resa dal carabiniere Francesco Tedesco al pm Francesco Musarò tra luglio e settembre, e che lo stesso pm ha riferito in aula giovedì 11 ottobre.

Tedesco ha quindi ammesso il pestaggio ai danni di Cucchi accusando altri due carabinieri imputati, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro. Stefano Cucchi è morto nel 2009 nel reparto penitenziario dell’ospedale Pertini di Roma dopo una settimana di detenzione.

“Cucchi e Di Bernardo ricominciarono a discutere e iniziarono a insultarsi, per cui Di Bernardo si voltò e colpì Cucchi con un schiaffo violento in pieno volto. Allora D’Alessandro diede un forte calcio a Cucchi con la punta del piede all’altezza dell’ano”, ha riferito Tedesco al pm.

 “Nel frattempo io mi ero alzato e avevo detto: ‘Basta, finitela, che cazzo fate, non vi permettete’. Ma Di Bernardo proseguì nell’azione spingendo con violenza Cucchi e provocandone una caduta in terra sul bacino, poi sbatté anche la testa. Fu un’azione combinata”.

“Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro – prosegue Tedesco nella sua testimonianza – poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo, in senso contrario, che gli fece perdere l’equilibrio provocando una violenta caduta sul bacino”.

 “Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di aver sentito il rumore. Nel frattempo mi alzai, spinsi Di Bernardo ma prima che potessi intervenire D’Alessandro colpì con un calcio in faccia (o in testa) Cucchi mentre era sdraiato in terra”.

Il motivo del pestaggio, secondo quanto dichiarato dal carabiniere, sarebbe stato il rifiuto di Cucchi di collaborare alle perquisizioni e di sottoporsi al fotosegnalamento.

Tedesco ha anche spiegato perché ha parlato di quanto accaduto solo a distanza di anni.

“Quando dovevo essere sentito dal pm, il maresciallo Mandolini non mi minacciò esplicitamente ma aveva un modo di fare che non mi faceva stare sereno. Mentre ci recavamo a piazzale Clodio, io avevo capito che non potevo dire la verità e gli chiesi cosa avrei dovuto dire al pm anche perché era la prima volta che venivo sentito personalmente da un pm e lui rispose: ‘Tu gli devi dire che stava bene, quello che è successo, che stava bene, che non è successo niente, capisci a me, poi ci penso io, non ti preoccupare’”.

 “All’inizio avevo molta paura per la mia carriera, temevo ritorsioni e sono rimasto zitto per anni, però successivamente sono stato sospeso e mi sono reso conto che il muro si sta sgretolando e diversi colleghi hanno iniziato a dire la verità”.